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Daniele "Daniel" Fontana: il pittore "dimenticato"

 Spesso, nell'arte, succede che lo spessore artistico di un pittore rimanga quasi sconosciuto ai più. Ed anche dopo esser passato a miglior vita si stenti a riconoscerne il valore. Daniele “Daniel” Fontana è sicuramente uno di questi. Ma basterebbe soltanto ricordare che è stato il padre, misconosciuto, della raffigurazione iconica della "donna turrita" dell’Italia, per anni simbolo ufficiale del Governo e dello Stato italiano. Narriamo la sua storia:

Daniele Fontana (Milano, 15 maggio 1900 – Sala Comacina, 29 settembre 1984)


Autoritratto di Daniele Fontana

Lavorò spesso a Roma, dividendosi tra l'attività di disegnatore satirico e illustratore e quella di pittore figurativo e di genere. Strana commistione, non rara all’epoca, tra il fatto di essere un “artista serio”, ma anche una delle penne più irriverenti del panorama satirico italiano, nonché uno dei pionieri del cinema di animazione. Realizzò tra il 1930 e il 1935 insieme a Petronio e Braghi i primi cortometraggi a cartoni animati pubblicitari come "Cuor Contento".


Grande caricaturista ha collaborò a “Il Travaso delle idee” e con “il Bertoldo” In queste vesti ha partecipato all'Esposizione Nazionale di Milano (1923, 1925) e all'Esposizione Sindacale (1928, 1932), diventando ospite fisso alla rassegna de La Permanente

Manifesto originale del Nucleo Propaganda della R.S.I. (1944) disegnato

da Daniele Fontana


Nell'ultimo periodo di vita ebbe il suo studio a Lenno, sul Lago di Como. Colpito da paresi, trascorse un lungo periodo di sofferenza. Morì a Sala Comacina nel 1984. . Pochi mesi dopo, quasi tutta la sua produzione, nella ristrutturazione dei locai, venne gettata via. Destino purtroppo comune a molti artisti, e che ha portato a perdere la maggior parte della produzione satirica e pubblicitaria italiana di quegli anni. 




Tempo dopo, nonostante l'irreperibilità del figlio, un amico riuscì a trovare conservare i suoi resti, facendoli traslare in una celletta del cimitero di Menaggio, dove si trovano tuttora.


Ecco il catalogo "Umanart" datato attorno al 1978 con diverse opere del pittore (si ringrazia Max Maiocchi per la collaborazione)



Bruno Azimonti - Il maestro dell'acquerello

 Azimonti è sicuramente stato un pittore di grande importanza per la tecnica dell'acquerello, ma non solo: era anche un' instancabile sperimentatore, sempre alla ricerca di nuove tecniche pittoriche. In questo articolo vogliamo ricordarlo attraverso gli scritti che , nel corso degli anni sono stati pubblicati in vari libri ed articoli di stampa.



BIOGRAFIA

Nato a Cadenabbia di Griante nel 1909 e morto a Menaggio, in provincia di Como, il 25 dicembre 2002 Bruno Azimonti era un'artista dalla sincerità immediata, dalla maestria spontanea: un autentico pittore della sua terra e si direbbe che il battito del suo cuore gli muoveva la mano.

Modesto e sincero sempre, sapeva far sorridere la luce, colmare di calore lo spazio infinito, intessere racconti di vita intorno ai personaggi dove la forza espressiva è palese, immediata, circondati come sono di struggente poesia e di intensa drammaticità.

Libero nello spirito, saggiamente convinto che l'arte arricchisce l'esistenza e migliora l'uomo, temprato dalle vicissitudini della vita accettata nel suo significato umano e artistico, dei riconoscimenti non si è fatto mai vanto e sono tanti.

Suo padre gli insegnò a disegnare prestissimo. All'epoca del Liceo regalava disegni agli amici. Agli inizi vendeva disegni a mille lire, i quadri a cinquemila. Fu miracoloso scoprire che ciò che era per lui naturale, disegnare, dipingere, diventava scopo e mezzo di vita. Il duo maestro fu Gianni Breudelin, uno fra i migliori illustratori delle bellezze naturali e degli angoli più suggestivi del lago di Como. La volontà di riuscire e la vocazione artistica trovarono poi valido sostegno da parte di un altro noto artista, il pittore Stagliati, il quale soleva soggiornare durante l'estate a Cadenabbia ove il padre Azimonti aveva avviato un'attività artigianale per la lavorazione artistica del cuoio.

L'influenza della pittura assimilata gradualmente e la fine sensibilità gli aprirono la strada a varie possibilità tecniche ed espressive, sempre nel rispetto e nell'amore per il vero e per le esperienze umane.

Poi gli eventi bellici portarono il giovane pittore in Africa, fra il 1935 e il 1938, dapprima in Libia e successivamente in Somali e in Etiopia. In questo lungo periodo, nonostante gli impegni derivanti dalle sue mansioni di soldato, continua la sua vocazione artistica, dedicandosi prevalentemente ai lavori ad olio. Ma la tragica esperienza militare non era comunque finita.

A distanza di qualche anno, come rileviamo dal giornale "L'Ordine", l'artista, ormai affermato nonostante gli eventi bellici, si trovò in Russia con la spedizione italiana.

Dopo il successo iniziale le operazioni militari precipitarono e l'Azimonti, con migliaia di altri connazionali, si trovò al centro della famosa ritirata del Don. In questa fase, come nelle precedenti, l'artista studia una serie di bozzetti poi trasformatisi in altrettanti acquarelli o in lavori ad olio di notevole pregio.

Sono forse le opere più belle, più sentite, più sincere, proprio perchè sofferte in una quotidiana lotta contro la morte, attraverso vicende inenarrabili costellate di episodi tristi fra gli stenti e la miseria. Uomini ed animali sono ritratti con fedeltà, alla luce delle atroci sofferenze, nel pieno dell'inverno, fra desolate distese della steppa.

L'acquarello è il suo canto del cigno. A questa tecnica, ci informa Gian Battista De Siati, va aggiunta "un ritrovato tecnico di particolarissima importanza, messo in opera dal nostro pittore in modo da rendere l'acquarello non solo più trasparente e brillante, ma addirittura inalterabile all'esposizione continua alla luce solare, ai reagenti atmosferici e all'acqua".

Un segreto in perfetta armonia con le sue ricerche, un modo di essere e di agire che respira spontaneità e amore per la realtà della vita. Il colore vibrando si adagia gioioso, si stempera trepido in passaggi raffinati, richiamando ogni volta eccitamenti formali, rielaborando dimensioni narrative ora liriche, ora drammatiche, ora religiose , ora serene o malinconiche. Unica tecnica al mondo, precisa l'operatore, è l'acquarello sull'alluminio, tale da offrire effetti suggestivi e misteriosi. Che però, dato l'uso di elementi tossici quali possono essere l'acido nitrico, hanno portato Bruno Azimonti all'ospedale.

Tra queste nuove creazioni trovano il loro spazio adeguato l'olio e i pigmenti per affresco, che hanno sempre le loro profonde ragioni di esistere ed evidenziare le impressioni preziosamente espressive.
Contengono, queste pitture, una verità tale che innalza la natura, le figure e inudi ad una superiore plasticità per cui le osservazioni rispecchiano la sua sete di ricerca e la naturale capacità di ottenere significati.

Antonio Oberti   da il volume: ARTE ITALIANA PER IL MONDO




"Il carretto" acquarello - cm 26 x 37 anno 1964


Acquerello su carta  - cm 50 x 67


LA SUA TECNICA

Usava una tecnica inusitata dopo aver bagnato il foglio e centrata l'impostazione dinamica dell'assunto.

Questa innovazione gli consente di ottenere - come una pittura corposa e modulata al massimo - effetti smaglianti nello sfumato e nei mezzi toni, in modo che i bagliori della luce ed i contrasti delle ombre sorgano per i giochi della luce radente sui corpi e sulle figure.

Bruno Azimonti collocava saggiamente le intensità, si entusiasmava per le scene di genere ed ambientali, immetteva nell'opera il pathos diluendo i tre colori di base con fine intendimento, conferiva infine ai suoi personaggi ritratti in estroso slancio dinamico una riverente e silenziosa meditazione.

Dall'album dei ricordi scaturisce tutto un filone aulico di opere immortalate con geniale espressione: il venditore di quadri, meditabondo accanto alle sue tele, plasticamente enucleato, quasi a gettante nei riflessi che impreziosiscono la dolce figura di vegliardo; una corsa all'impazzata d'altri tempi, le bighe lanciate in una corsa frenetica, la bava alla bocca dei cavalli spasmodicamente tesi nell'immancabile vittoria di uno di loro, le lunghe fruste all'aria guizzanti come serpi; una carovana assorta, in fila indiana, melanconicamente gettata per il traguardo dell'ignoto West; un mucchio di muli affaticati dalla soma, procedono lenti nella perigliosa luce pomeridiana verso una frescura agognata; e poi, ancora, visioni di vita artigiana, il lavoro dei campi, le carrozzelle proiettate nello smog lombardo, cento e cento immagini di interni di paesini montani, affacciati sul lago di Como, ove viveva l'autore al centro del suo Museo vivente "IL BAGUTTINO" che i turisti stranieri ricercavano con la venerazione dei templi sazi di opere d'arte.

La resa della sua "ècriture rapide" è incomparabile per vitalità, scorrevolezza, tensione della luce e movimento conferito alle figure. Egli collocava con ardente e risaltante accensione chiaro curale, personaggi - preti, facchini, contadini, uomini della strada, borghesi, vecchiette, ecc. - e cose in un magico riverbero surreale, come se transumasse dall'ambiente, dalle pietre e dai ciottoli delle strade l'ansia della collettività.

Una problematica atmosfera conferisce poi ai paesaggi ed alle pittoresche immagini per il dito d'aria col quale avvolge ogni minuto particolare che sembra emergere da lontananze secolari.

Un vellutato e morbido "chiarismo" investe case e comignoli e passanti, conferendo pregnanza ai primi piani che aleggiano in uno spumeggiare di effetti ottici.

C'era in questo bravo artista una somma di osservazioni tecniche che vanno da Daubigny a Johan Barthold Jongkind, e si riassumono in una seducente grazia compositiva eccellente nelle trasparenze, nell'affettuosa irrorazione di vapori in dissolvenza che danno allo spazio una mutevolezza incredibile delle mezze luci.

Antonino De Bono
da il volume: L'ACQUARELLO IN ITALIA



 

"L'ombrellaio" Acquerello - cm 23 x 33 anno 1972


"La preghiera" Acquerello - cm 17 x 26 

CENNI CRITICI

"Bruno Azimonti, un nome, un sicuro pennello e tante, tante gocce d'acqua colorate. Gocce che sono parole, in cui l'amore, l'angoscia, la serenità e il dolore che stanno nel cuore umano sono fissate sulla carta con mano sicura, con effetti strani, quasi misteriosi che solo uno spirito sofferto può porgere senza fatica, con semplicità, con passione e direi con saggezza salomonica.
La gente guarda; lo spirito beve acqua pura dalla coppa iridata che questo Artista porge a tutti; ed è candore di neve fresca, quella neve che Azimonti ha visto in Russia nel corso di una guerra dura e feroce che si vorrebbe tanto dimenticare ma non si può.
E' in tutti gli acquarelli di questo pittore il ricordo della neve, e lo si vede nei cieli, nelle strade bagnate, nelle luci che accompagnano l'uomo o il cavallo, nelle lunghe ombre tagliate ed allungate è rimasto come segno dominante e bruciante per quell'aver camminato con i piedi insanguinati su tanta purezza di biancore.
Non c'è altro da aggiungere: basta vedere i suoi quadri. S dura è stata la semina biondeggiante e rigoglioso è il prezzo raccolto da riporre in granaio."

Alfred N. Klamer
da il volume: ARTE ITALIANA PER IL MONDO

" Oltremodo importante e significativa la sua iniziativa: dallo scorso 1984 il Maestro, con l'appoggio delle Autorità (che gli hanno messo a disposizione una capace aula delle Scuole Elementari del luogo) tiene corsi completamente gratuiti per tutti coloro - anziani in primo luogo, ma anche giovani e giovanissimi d'ambo i sessi - che desiderano imparare a fare bianco-nero ed acquarello. E' stato subito grande successo."

Enzo Venini
da il volume: ARTE ITALIANA PER IL MONDO

"Chi vede per la prima volta le opere di Azimonti rimane favorevolmente impressionato per la verità delle tecniche e dei soggetti, per la luminosità e l'accordo coloristico degli acquarelli e soprattutto per l'onesta del pittore, che non cerca di nascondere i suoi limiti (ne ha?) o qualche vuoto d'ispirazione inseguendo le mode del momento. Egli è rimasto fedele alla sua scuola, come i grandi maestri del passato e non per presunzione, a differenza di quei pittori che si credono maestri per istinto e senza il lungo sacrificio del tirocinio e della ricerca. I trascoloramenti del paesaggio, nella necessità di immediatezza nella resa pittorica, hanno ancora il sussulto dei suoi primi momenti davanti al cavalletto ma ad essi si aggiunge un'approfondita capacità di narrare la probabilità della immagine che non scade mai in edonismo fine a se stesso per farsi invece portavoce dell'eterno rapporto fra l'uomo e l'ambiente."

"Soltanto all'apparenza l'indagine compiuta dal pittore si risolve secondo schemi legati al sentimento. In realtà si configura in un'esperienza di limpida autonomia, diario di un uomo che vuole riscattare il suo essere in arte. I suoi paesaggi sono di fiato casalingo, campagnolo o collinare. Case, strade, aie rustiche, raccolte in un respiro quieto, regolare, intriso di luce e di aria, sotto un cielo mite, veleggiato da nuvole a mezza altezza, libere, quiete, talvolta languide.
I colori non fanno chiasso e non aggrediscono.
In un contesto di quotidiana convivenza il pittore traduce se stesso con un reciproco senso di comprensione e simpatia.
Vedendo la maggior parte delle sue opere si nota subito un temperamento romantico, che vibra anche di fronte alle cose più semplici, rendendoci sicuramente partecipi delle sue emozioni. Egli non cerca lontano con le ali della fantasia le sue ispirazioni. Basta un minuto particolare del mondo che lo circonda per toccarlo profondamente, ad esempio l'atteggiamento pensoso del suo collaboratore, il suo cane accovacciato, il vecchietto che legge il giornale sull'uscio di casa.
Soffre per tutte le cose che non vanno bene nel mondo, la violenza, l'immoralità, la corsa sfrenata al potere, il vile denaro, l'arrivismo, ecc. e le denuncia candidamente e schiettamente con la speranza di concorrere ad un mondo migliore. Stupendi ed incisivi i suoi accostamenti corali e di contrasto e non solo di tinte ma di contenuto"

Pasquale Vecchio
da il volume: ARTE ITALIANA PER IL MONDO



"Verso sera" Acquerello - cm. 31 x 41


  • Iscritto all'Associazione Italiana Acquarellisti

  • Iscritto all'Unione Nazionale Pittori e Scultori

  • Socio aderente UNIONE DELLA LEGION D'ORO

  • Accademico di Merito dell'ACCADEMIA DE I 500 (Roma)

  • Accademico associato dell'ACCADEMIA TIBERINA (Roma)

  • Accademico di merito dell'ACCADEMIA ITALIA (Salsomaggiore-Terme)

  • Membro effettivo per l'Arte dell'ACCADEMIA TEATINA (Pescara)

  • Membro honoris causa dell'ACCADEMIA DELLE SCIENZE - LETTERE - ARTI della classe "Nobel"

  • Membro effettivo dell'UNIONE MONDIALE DELLA CULTURA

  • Consultore per l'Arte della NATIONAL UNIVERSITY di Toronto (Canada)

  • Iscritto all'Albo d'Oro del Centro Europeo delle ricerche

  • Membro effettivo ACCADEMIA ALESSANDRO MAGNO di Prato

MOSTRE

  • Mostra collettiva in omaggio a "ROMA CAPITALE" nel suo Centenario, indetta dall'ACCADEMIA TIBERINA, ottobre 1970

  • Mostra colletiva dell'UNIONE NAZIONALE Pittori e Scultori nel CASTELLO VISCONTE di Pavia, Novembre-Dicembre 1971

  • Prima "BIENNALE D'ARTE SACRA" - Pompei, 1972

  • Mostra per il "GRAN TROFEO INTERNAZIONALE" Storia dell'arte contemporanea Pompei, 16-24 febbraio 1974

  • Mostra nel PALAZZO DEL BROLETTO di Como, 1-13 febbraio 1975

  • Mostra nella Galleria d'Arte Moderna LUX - Milano, 1-15 Maggio 1975

  • Mostra nella Galleria d'Arte Marconi 10 - Oleggio (NO), 1976

  • Mostra Nazionale dell'Acquarello nella SALA D'ARTE CAVALLOTTI di Monza, 19-31 ottobre 1977, indetta dall'A.I.A.

  • Mostra L'ACQUARELLO IN ITALIA negli anni '70 nel Centro culturale "LE GRAZIE" - Sacrestia del Bramantino - Milano, 22 febbraio 1978, indetta dall'A.I.A.

  • Terza Mostra Nazionale dell'Acquarello nella VILLA GUSSI di Vimercate- 22 aprile 1978, indetta dall'A.I.A.

  • "Rassegna dell'Acquarello Lombardo" nella VILLA COMUNALE di Crebenna - Erba -settembre 1978

  • Dodicesima Mostra dell'Acquarello indetta dall'A.I.A. a Villa Olmo COmo, dicembre 1981

  • Mostra convegno degli artisti europei al Castello di Montaldo di Ziano, maggio 1981

  • Mostra a Sondrio nella Sala Mostre del Palazzo della Provincia, giugno 1982

  • Mostra Nazionale A.I.A. al CENTRO D'ARTE L'ACQUARELLO dei F.lli Minardi in Via Ozanam,9 - Milano - 6 dicembre 1980

  • Personale alla Galleria "IL MILIONE" IN CERNOBBIO dal 30 ottobre al 14 novembre 1982

  • Mostra Personale all'ARENGARIO di Milano dal 18 aggio al 6 giugno 1983

  • Mostra Personale a CIVENNA (Como) nella Sala Riunioni dal 14 al 28 agosto 1983

Nonchè a varie e personali nelle principali città italiane ed estere.

PREMI

  • Mostra dei Pittori a Gimma (Etiopia, Africa Orientale) nel 1937

  • Premio internazionale "Brunellesco" (Firenze), nel 1971

  • Insignito del "Premio Europa 1971" (Roma) il 25 Marzo 1972 nella SALA DEL TRONO di INNOCENZO XII

  • Insignito del Premio Nazionale "TETRADRAMMA D'ORO" il 9 giugno 1972

  • Medaglia d'oro e Coppa del "CENTRO ITALIANO DI STUDI E CONTATTI CULTURALI" (Pompei), aprile-maggio 1974

  • Premio Internazionale "IL PAVONE D'ORO" 1975, ricevuto al Teatro Nuovo di Milano il 28 maggio 1975

  • Targa al merito internazionale 1976 dell'UNIONE MONDIALE DELLA CULTURA

  • Premio Mostra Internazionale dell'Acquarello ricevuto a Genova alla Galleria d'Arte di PALAZZO DORIA il 30 marzo 1977

  • Medaglia d'oro dell'ACCADEMIA ITALIA delle arti, delle lettere e delle scienze di Salsomaggiore Terme, 1978

  • Secondo Premio al primo FESTIVAL INTERNAZIONALE DELL'ARTE a Cannes, 1979

  • Targa d'oro 1979 dello STUDIO 13 (Biennale d'arte città di La Spezia)

  • OSCAR INTERNATIONAL PAITING ricevuto il 24maggio 1980 nella sala dei congressi del LLOYD'S BAIA HOTEL di Vietri sul Mare (Salerno)

  • Medaglia d'oro al merito artistico dal Parlamento Mondiale U.S.A., 23 dicembre 1982

  • Medaglia d'argento "Città di Milano" in occasione della personale all'ARENGARIO, 18 maggio 1983

  • Medaglia d'oro dall'Accademia Universale Alessandro Magno con nomina a maestro d'arte per l'Acquarello








 







Cristo in croce

 Un disegno a carboncino di autore anonimo, databile attorno al 1850.


Le dimensioni del disegno sono contenute: cm 11 x 15 ed è corredato da una cornice coeva in foglia oro e smalto.


Molto raffinato il tipo di disegno che va ad ornare la parte interna.








Theodore Brenson

 Una china di Theodore Brenson raffigurante Piazza Cavour a Napoli


Le dimensioni sono: cm. 39 x 36
SOLD/ VENDUTO


E' datato 12 ottobre 1926

Ecco altri particolari della china


Brenson nacque a Riga, in Lettonia nel 1903. frequentò la Scuola d'Arte della Città di Riga, l'Accademia Imperiale di Belle Arti di San Pietroburgo, Russia, l'Università di Mosca e l'Università di Riga.

Brenson emigrò negli Stati Uniti dove insegnò al College of Wooster a Wooster, Ohio, alla Cummington School of the Arts a Cummington, Massachusetts, al Manhattan College e al Douglass College dove divenne presidente del Dipartimento artistico.

Nel 1957 ricevette il Prix de la Critique a Parigi, diventando il primo artista astratto americano a ricevere quell'onore.

Brenson morì di infarto il 21 settembre 1959 mentre lavorava presso la MacDowell Colony a Peterborough, nel New Hampshire.

Il lavoro di Brenson è incluso nelle collezioni del Brooklyn Museum, del Detroit Institute of Arts, della National Gallery of Art, e del Whitney Museum of American Art. I suoi sono negli Archivi dell' American Art presso la Istituto Smithsonian.

Trasferitosi in Italia nel 1924, si stabilì a Roma. Qui entrò a far parte del Gruppo Romano Incisori Artisti e avviò contatti con altri intellettuali russi operanti nella capitale

Negli anni della sua permanenza in Italia, Brenson realizzò numerosi paesaggi tra Roma, Firenze, Napoli, Venezia nonché le celebri Visioni calabresi. Trasferitosi a Parigi nel 1931, mantenne rapporti di amicizia e collaborazione con gli artisti italiani.

Ulteriori informazioni sull'opera e la storia di Theodore Brenson si possono reperire a questa pagina:Il viaggio in Calabria di Theodore Brenson



Pompeo Mariani

Un piccolo dipinto su cartone  di Pompeo Mariani.
Le dimensioni sono: cm. 15 x 20


Sul retro vi è una scritta autografa dello stesso Mariani: " A Vittoria Maria Scotti - il vecchio amico Mariani - Bordighera 27 feb. '920"




Pompeo Mariani (1857 – 1927) è ricordato tra i pittori più significativi dell’800 italiano. Appartiene a quella schiera di artisti di estrazione borghese, passionali ed eleganti che sullo scorcio del XIX secolo e il principio del ’900, nella folgorante cornice della Belle époque fecero dell’arte, oltre che un mestiere, una “professione di fede”. Fu avviato per volontà del padre alla carriera nel mondo finanziario presso gli uffici di quella che sarà la futura Banca del Credito Commerciale Italiano, ma ben presto si divincolò da questo destino e, passando per la gavetta artistica nello studio di Eleuterio Pagliano, si gettò anima e corpo sulla pittura. Il suo lavoro, riconosciuto già dai contemporanei tra gli esiti più importanti della ricerca pittorica di fine ’800, oggi è esposto in importanti musei e collezioni private, ma nel corso del tempo la sua fama ha attraversato fasi di notorietà alterne, in particolar modo dopo la sua morte avvenuta in circostanze misteriose il 25 gennaio del 1927, sulle quali oggi è possibile fare chiarezza.

Basilio Cascella





Dipinto ad olio su cartone misure cm: 50 x 58,5 Epoca: 1919 



Il dipinto nella sua cornice originale


SOLD/VENDUTO
Sul retro del quadro vi è un abbozzo di un altro dipinto..




Basilio Cascella Nacque a Pescara il 1° ott. 1860 da Francesco Paolo, sarto, e da Marianna Siciliano. Passò la prima infanzia ad Ortona a Mare. Quindicenne si recò a Roma e, per interessamento del fratello di F. P. Michetti, fu assunto come apprendista presso la litografia "Salomone" dove rimase per quattro anni. Successivamente si stabilì a Napoli, dove cominciò a sfruttare la sua abilità grafica a fini commerciali (biglietti da visita, figurini di moda). Militare a Pavia nel 1880, conobbe Medardo Rosso e Vincenzo Irolli che, notando le sue capacità, lo avviò alla pittura (come disse il C. stesso in una conferenza alla Famiglia abruzzese-molisana di Roma il 27 apr. 1932). Trasferitosi a Milano, vi ritrovò Medardo Rosso, conobbe Aleardo Villa, che lo introdusse alla "Famiglia artistica", riscosse le simpatie di F. Previati e di V. Carcano, e frequentò lo studio del nudo, mentre si perfezionava nella litografia presso lo stabilimento Borsino. 

Sei interessato all'acquisto di questa opera? Puoi contattarmi qui







Carlo Cazzaniga

Due dipinti ad olio di Carlo Cazzaniga. 
Entrambe sono ritratti della madre, come riportato sul retro di una delle opere.
La prima e su tavola, datata 1907. 
Le dimensioni sono cm. 30,5 x 40



Sul retro vi è una scritta a matita: " La mamma sul lago di Como a Villa Maria"



Il dipinto nella sua cornice originale




Dall'architettura sullo sfondo, sembra che la Villa Maria di cui si parla sia quella di Griante, sul Lago di Como. Trovate foto e informazioni a questo link


Il secondo dipinto è su tela ,di dimensioni cm. 60 x 40


SOLD / VENDUTO

Il dipinto nella sua cornice originale

SOLD / VENDUTO




Come si può vedere entrambe i quadri ritraggono sempre la madre, sulla stessa sedia rossa, ed anche nello stesso luogo.
Ecco alcune informazioni su Carlo Cazzaniga (da A.M. Comanducci ediz 1962)


Nato a Milano il 24 febbraio 1883, morto a Milano il 18 marzo 1936. Frequentò, saltuariamente, i corsi dell'Accademia di Brera, discepolo di Vespasiano Bignami; ma si formò da solo dopo un intenso studio dal vero. Si era dedicato alla figura, sebbene trattasse anche largamente il paesaggio. Esordì nel 1905 con un "Ritratto del nonno", col quale concorse al Premio Fumagalli che gli venne aggiudicato. Nel 1906 espose la stessa opera all'Internazionale di Milano. Ha partecipato poi alle Internazionali di Venezia, alle Biennali di Milano, alle Mostre di Bruxelles, Monaco di Baviera, Pittsburg. Venne premiato a Trieste nel 1909 per un "Ritratto di Signora"; a Milano alla Esposizione Nazionale d'Arte a Brera nel 1916, con medaglia d'oro, per il "Ritratto della signora Dragoni"; nel 1920, con "Una Goccia d'azzurro" vinse il premio Principe Umberto, e nel 1930, con "Vecchia villa lombarda", conseguì il premio Fornara: l'opera venne acquistata per la Galleria d'Arte Moderna di Milano. Ha eseguito numerosi ritratti, fra i quali: quello di "S. E. Luigi Luzzatti"; del "gr. uff. Bertarelli"; del "gr. uff. Balzarotti"; e delle "Signora e figlia del comm. Rossello". Altre sue opere: "Le amiche"; "In visita", "Sabato grasso"; "Santa Teresa", collocata nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Segreta in Milano, "Modella" nella Galleria d'Arte Moderna di Milano.


Filippo Carcano (1840 - 1914)



Una bella opera di questo artista. Si tratta di una natura morta, dipinto ad olio su tela.


Le dimensioni del dipinto sono di cm. 50 x 62



La cornice è quella originale del dipinto. le dimensioni esterne sono di cm. 70 x 82


In basso al centro è presente una targhetta in legno con la scritta 
"F. Carcano"

Ecco il retro del dipinto e della cornice




Filippo Carcano nacque nel 1840 a Milano.

È considerato il caposcuola del naturalismo lombardo, oltre ad essere l'erede del Piccio per alcuni elementi paesaggistici lombardi e l'anello di saldatura con la moderna corrente paesaggistica lombarda.
A 15 anni si iscrisse all’Accademia di Brera, frequentando il corso di pittura sotto la guida di Francesco Hayez e poi di Giuseppe Bertini.
Debuttò nel 1862 alla mostra annuale dell’Accademia con il dipinto Federico Barbarossa e Enrico il Leone a Chiavenna.
Questo gli valse il premio Canonica per pittori lombardi dell’800 e 900.
Qualche anno dopo dipinse La piccola fioraia, imprimendo una decisa svolta ai suoi orientamenti pittorici attraverso una maggiore attenzione agli effetti cromatici e luminosi e una più fedele resa del vero.
Tale cambiamento raggiunse il culmine nelle due opere presentate a Brera, Una lezione di ballo e Una partita al bigliardo.
Tali dipinti furono però giudicati dalla critica troppo realistici e simili ad una foto.
Agli inizi degli anni ‘80, dopo aver finalmente ottenuto importanti riconoscimenti, come la nomina a socio onorario di Brera (1874) e la vincita del premio Mylius con il dipinto Buon cuore infantile (1878), iniziò ad avere successo anche all’estero.
Si dedicò alla pittura di paesaggio realizzando numerose vedute della campagna lombarda e del Lago Maggiore.
Oramai celebre, nel 1881 all’Esposizione Nazionale di Belle Arti, presentò un dipinto a forti noti sociali: L’ora del riposo durante i lavori dell’Esposizione del 1881.
L’anno successivo vinse il Premio intitolato al Principe Umberto con Piazza San Marco a Venezia.
Seguirono numerose partecipazioni ad esposizioni nazionali ed internazionali, intervallate da spericolate escursioni su nevai e ghiacciai della Svizzera.
Filippo Carcano morì a Milano nel 1914.